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Alluvione Carrara, occupanti sgomberati dopo 3 mesi

Pubblichiamo da Repubblica (leggi articolo originale)

Erano lì da più di due mesi e mezzo. Avevano occupato la sala del Comune di Carrara (Massa Carrara) dall’8 novembre del 2014 per protestare contro l’amministrazione e chiedere le dimissioni del primo cittadino, dopo l’alluvione del fiume Carrione avvenuta tre giorni prima. Questa mattina, la sala di rappresentanza è stata sgomberata per ordinanza del sindaco Angelo Zubbani. Secondo la ricostruzione della vicenda, gli agenti hanno potuto liberare i locali comunali pacificamente. I partecipanti al presidio-assemblea permanente, infatti, si sono allontanati senza problemi. L’occupazione, nel corso di questi mesi, non ha mai interrotto i lavori del Comune.

Gli sgomberati, non rinunciando al loro diritto di protesta, hanno manifestato il proprio dissenso
riversandosi per le strade del centro. Senza mai bloccare il traffico e senza creare disordini, per tutta la mattina hanno impegnato per brevi momenti le strisce pedonali delle strade vicino al Palazzo comunale, spostandosi al momento di far passare le auto, controllati a vista dalle forze dell’ordine.
Il sindaco di Carrara Angelo Zubbani ha trascorso la mattinata in riunione, poi ha acconsentito a concedere un’assemblea al gruppo di manifestanti, che ha richiesto ufficialmente una delle sale del Comune per potersi riunire.
L’assemblea si svolgerà dalle 15 di oggi e il gruppo prenderà alcune decisioni sui prossimi sviluppi della protesta contro l’amministrazione comunale di Carrara.

Sull’episodio il sindaco Zubbani riferisce di aver cercato di accogliere ogni richiesta venisse dai cittadini e chiarisce i perché dell’ordinanza: “Abbiamo pazientato – afferma -, abbiamo fatto tutto quello che ritenevamo giusto in nome di una ferita che è di tutti; infine ha prevalso il doveroso senso di legalità”.
“Abbiamo rispettato ogni espressione di dolore e rabbia – continua Zubbani – incassando ogni accusa molto prima che la magistratura stabilisse responsabilità e colpe”. In questi mesi “abbiamo cercato con assoluto rispetto di individuare la forma migliore perché restasse aperta la via di un confronto che non mortificasse le espressioni della protesta”. Invano, aggiunge, “abbiamo offerto soluzioni, sedi alternative, invitato al dialogo, alla riflessione, costretti a svolgere le attività istituzionali in un clima pesante”. “Sia chiaro – afferma – che c’è per ogni amministratore pubblico una parte di responsabilità, ma adesso vogliamo capire quale sia la nostra, e di quella farci pienamente carico; poi vogliamo riprendere il lavoro di analisi sullo stato di salute del territorio e vogliamo partecipare direttamente a ogni decisione, con Regione e Provincia, sul come progettare e realizzare opere che offrano il massimo delle garanzie per tutti. Ci sentiamo impegnati a lavorare per il meglio e intendiamo farlo con la massima determinazione e responsabilità, in un clima di legalità e senza intimidazioni in una casa comune libera e non occupata”.

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