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Manifestazione #StareInsieme. Il racconto di Lucia Vastano

Lucia Vastano

Lucia Vastano

Quello che segue è il racconto di Lucia Vastano, giornalista professionista, collaboratrice di diverse testate italiane e statunitensi nonchè inviata di guerra e autrice di reportage da vari Paesi africani, dalla Cina, dall’India, dagli stati islamici dell’Asia Centrale e dall’America che, in qualità di portavoce dei Cittadini per la memoria del Vajont e come aderente alla rete MaiPiù, era presente all’importante manifestazione che si è tenuta ieri a Milano in ricordo delle vittime delle stragi di Parigi. Lo pubblichiamo con grande piacere.

 

Carissimi amici,
come vi avevo annunciato ho partecipato a nome di Maipiù alla manifestazione organizzata da Maso Notarianni e da Cecilia Strada in ricordo delle vittime delle stragi di Parigi. E vorrei anche aggiungere che nel mio cuore c’erano anche i 2000 morti del massacro compiuto in Nigeria da Boko Haram, ricordati distrattamente dai nostri media.

I villaggi vittime degli attacchi dei jihadisti si trovano sulle rive del lago Chad che io visitai quando ero ragazzina e cominciavo ad assaporare il piacere dell’avventura e dei viaggi lontano da casa. Il lago Chad di allora era tutta un’altra cosa rispetto a quello di oggi. Il grande lago alle soglie del deserto un po’ alla volta il deserto se l’è mangiato quasi tutto.

Credo che quel lago nel cuore dell’Africa sahariana e quella sabbia che se lo mangia inesorabilmente possano davvero essere il simbolo dei nostri tempi: in silenzio si uccidono tante cose. I sogni dei bambini, come quella piccola di dieci anni usata come bomba per un’altra strage, i sogni di chi va a fare la spesa in un negozio kosher, i sogni di chi dei sogni fa nuvolette di satira, bello o brutte che siano. Ma anche i sogni di noi tutti a cui non resta che manifestare lo sgomento una volta che tutti questi sogni sono ricoperti per sempre dalla sabbia e dal silenzio.

Come è stata la manifestazione di sabato in piazza Duomo a Milano? Dolce, nostalgica, triste, ma anche utile. L’unica voce dal silenzio di una città che forse già da domani volterà pagina e penserà ad altro. Perché così oramai siamo fatti noi: come uno show tv che dopo qualche lacrima volta pagina e fa entrare il nuovo ospite che deve far ridere, perché, ci vogliono far credere, la vita è fatta così, di dolore e gioia che si alternano. Peccato che mentre qualcuno ride, ad altri il dolore rimane appiccicato addosso.

A volte vorrei che il silenzio ricoprisse un po’ di più anche i nostri pensieri dei giorni dopo. Delle settimane dopo. Troppe parole fanno male quasi quanto troppo silenzio. Perché? Perché le parole escono dalle bocche di chi non ascolta e non vuole ascoltare i silenzi urlanti degli altri. E le parole una volta che escono dalle loro bocche non tornano più indietro nemmeno se sono partorite dagli stolti o dai criminali. Mentre alle parole delle vittime non permettono nemmeno di venire fuori, da quelle bocche cucite dall’indifferenza degli altri.

Alla manifestazione hanno partecipato soprattutto (oserei dire quasi tutti) over 50. Pochi i giovani che invece ho poi incontrato intenti allo striscio pomeridiano abbracciati in teneri, ma indifferenti altri pensieri. Ho pensato che noi “quelli delle manifestazioni”, con i capelli grigi, con le nostre matite colorate, i nostri striscioni di pace o solidarietà, siamo una razza in via d’estinzione visto che non credo che tutti i giovani siano partiti per Parigi per solidarizzare.

Qualcuno dirà che è meglio così visto che, come leggo sul Giornale “Milano “regala” il Duomo agli islamici”. E poi continua nel sommario: “anche il Pd alla manifestazione, no global e Sel con musulmani”. Per correttezza di cronaca dico che in manifestazione non c’erano bandiere di partito. Sicuramente c’era gente di sinistra, ma credo, e sinceramente spero, anche di destra, centro, sopra e sotto. Sicuramente c’era gente di tutti i tipi con le sue convinzioni, i suoi limiti. E anche le sue indifferenze. E a me spaventano soprattutto queste: le indifferenze perché è proprio nei buchi neri dell’indifferenza che si annida l’accettazione del male, quella che permette barbarie di tutti i tipi.

Ecco forse soltanto per qualche ora, in quell’angolo di piazza Duomo con ancora l’albero di Natale e le sue luci accese, quell’indifferenza se n’era andata altrove. Non c’era lì quell’indifferenza che ci fa voltare pagina e ridere lasciando solo chi soffre e si porta sulle spalle il suo dolore, soffocato dalla sabbia del silenzio…
Per qualche ora la solidarietà ha portato acqua al lago Chad, assetato come tutta le gente normale, quella che non uccide, non fa le guerre, vorrebbe vivere serenamente con le sue famiglie. Vorrebbe forse anche essere meglio di quello che è, con troppi limiti e troppe paure dentro il cuore.
La forza di tutti noi sta nello stare insieme, nell’essere parti di tante anche piccole comunità che si sostengono e non si guardano con sospetto. E io sabato scorso sono stata contenta di essere lì, sulle rive di quei troppi sogni che rischiano di diventare deserto.

Un abbraccio a tutti voi, da poco parte della mia comunità,

Lucia Vastano

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